Antoon Van Dyck (1599-1641)
Informazioni di base:
Antoon Van Dyck in Rete:
Biografia:
(estratta da Wikipedia)Sir Antoon van Dyck (Anversa, 22 marzo 1599 – Londra, 9 dicembre 1641) è stato un artista e pittore fiammingo, principalmente ritrattista, che divenne il primo pittore di corte in Inghilterra, dopo un lungo soggiorno in Italia.
Autoritratto con girasole
E' universalmente noto per i ritratti di Carlo I re d'Inghilterra, dei membri della sua famiglia e della sua corte. Con il suo metodo di pittura di rilassata eleganza, influenzò i ritrattisti inglesi per i successivi 150 anni. Si occupò anche di soggetti biblici e mitologici, introducendo alcune notevoli innovazioni pittoriche.
Vita e Opere
Autoritratto del 1613-14
Primi anni e formazione
Van Dyck nacque ad Anversa da una facoltosa famiglia locale Il nonno Antoon (1529-1580) aveva aperto una attività da commerciante di lana ed il padre Frans aveva prosegiuto con il commercio, divendo piuttosto ricco. Il suo talento si mostrò in giovane età e il giovane Antoon fu mandato a studiare presso la bottega di Hendrick van Balen dal 1609; nel 1615 era già un pittore indipendente, tanto che aprì una attività con l'altrettanto giovane amico Jan Brueghel il Giovane. A quindici anni era già un artista completo come dimostra l'Autoritratto del 1613-14. Nel febbraio del 1618 venne ammesso alla Sint-Lucasgilde come libero artista. Nel giro di pochissimo tempo divenne il principale assistente del più grande pittore di Anversa e probabilmente di tutto il Nord Europa, Peter Paul Rubens. L'influenza di Rubens su Van Dyck fu immensa; Rubens riferì che il suo assistente diciannovenne van Dyck era il migliore che avesse mai avuto. Ma se il loro legame fu molto stretto, l'ingombrante presenza di Rubens ed il suo travolgente successo, costrinse van Dyck ad allontanarsi costantemente dalla piccola Anversa alla ricerca di consensi. Nel 1620, quando Rubens presentò alla chiesa dei gesuiti di Anversa il soffitto che aveva affrescato, sottolineò la partecipazione di van Dyck come suo aiutante personale.
Italia
La famiglia genovese Lomelli, 1623
Nel 1620, su esortazione del fratello del Duca di Buckingham, van Dyck si trasferì in Inghilterra per la prima volta e lavorò per il re Giacomo I, ricevendo come paga 100 sterline. Fu a Londra che vide per la prima volta i capolavori di alcuni grandi artisti, tra cui Tiziano, facenti parte della grande collezione d'arte del conte Thomas Howard d'Arundel. Dopo all'incirca quattro mesi face ritorno nelle Fiandre, ma vi rimase per poco. Nel 1621 partì per l'Italia, tradizionale viaggio dei pittori fiamminghi, dove rimase per sei anni, studiando ed analizzando i lavori dei grandi artisti del Quattrocento e del Cinquecento e dove si affermò la sua fama di ritrattista.
La prima tappa italiana di van Dyck fu Genova, dove ebbe modo di ritrarre alcuni esponenti delle più facoltose famiglie del patriziato locale (Spinola, Durazzo, Brignole etc.). Nella composizione di tali dipinti si rifece allo stile di alcuni maestri del Rinascimento e del Manierismo: i soggetti ritratti sono rappresentati quasi a grandezza naturale, e guardano in basso verso chi osserva il ritratto. Il successo a Genova fu immediato sulla scia Rubens, che aveva trascorso diverso tempo nella città e di cui il giovane Antoon era visto come continuatore.
Dopo la fortunata esperienza genovese, van Dyck si traferì a Roma, dal febbraio al novembre del 1622, dove imparò a conoscere l'arte degli antichi romani e dei maestri del Rinascimento. A Roma conobbe il cardinale Guido Bentivoglio, di cui eseguì un celebre ritratto nel suo secondo soggiorno romano. Dalla città papale si traferì a Firenze e poi a Venezia. La città lagunare era uno dei principali punti di riferimento per i pittori dell'epoca, dal momento che ospitava le opere di grandi artisti come Tiziano, Lotto, Paolo Veronese. Prima di tornare a Roma, Antoon passò per Mantova, dove fu introdotto alla corte dei Gonzaga. Nuovamente a Roma, Van Dyck confermò il successo che lo aveva accompagnato sino ad ora, ritraendo aristocratici, cardinali e persino il futuro papa Urbano VIII. L'artista si era rifiutato di venire in contatto con la locale associazione di pittori fimminghi, lontani dallo stile accademico che conducevano una vita semplice e non ostentata come la sua. Gian Pietro Bellori, nella sua opera Le Vite de' pittori scultori e architetti moderni così scrive del periodo romano di van Dyck:
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Da Roma passò a Milano e a Torino, dove fu ricevuto dalla famiglia Savoia. Altro centro che ospitò a lungo il soggiorno di van Dyck fu la città siciliana di Palermo. Van Dyck vi fu chiamato nel 1624 da Emanuele Filiberto di Savoia, viceré di Sicilia per conto del re di Spagna dal 1621. A Palermo conobbe Sofonisba Anguissola, l'ormai quasi novantenne pittrice che era stata per molto tempo ritrattista ufficiale alla corte spagnola di Sicilia. Con la illustre pittrice intrattenne un dialogo cortese e gentile, durante il quale ella gli diede importanti consigli di pittura, ed ebbe l'ocasione di ritrarla in una pagina del suo Taccuino italiano. Sofonisba sarebbe morta l'anno successivo. Intanto a Palermo infuriava una peste devastatrice che colpì ed uccise anche il Duca Emanuele Filiberto. Van Dyck, senza più un protettore, tornò a Genova, città dove rimase sino al 1627.
Nel 1627 tornò nella natia Anversa, dove rimase per cinque anni e dove dipinse alcune tra le sue opere più note ed interessanti. In questo periodo affermò con ancor maggiore intensità la sua fama di ritrattista: la città di Bruxelles gli affidò la realizzazione di un dipinto a grandezza naturale raffigurante ventiquattro membri del Coniglio cittadino che venne distrutto nel 1695. Nel 1628 divenne pittore della reggente sui Paesi Bassi Isabella d'Asburgo, figlia del re di Spagna Filippo II. Van Dyck era molto abile a trattare con rispetto e affabilità i suoi committenti e, come Rubens, ebbe facile accesso al mondo dell'aristocrazia e ai circoli più importatnti ed influenti del paese. In questi anni produsse molti dipinti raffiguranti soggetti religiosi, incluse pale d'altare.
Londra
Ritratto dei fratelli Lord John e Lord Bernard Stuart
Carlo I fu tra i sovrani inglesi quello che più apprezzò l'arte pittorica e che si dimostrò sempre un munifico mecenate e protettore degli artisti. Egli vedeva nell'arte anche un potente mezzo di celebrazione di sé e dell'autorita della monarchia. Nel 1628 Carlo acquistò dal Duca di Mantova la grande collezione di dipinti accumulati negli anni dai Gonzaga, anch'essi grandi protettori di artisti di fama internazionale. Inoltre, fin dalla sua ascesa al trono, Carlo I aveva cercato di introdurre alla sua corte artisti di diverse nazionalità, in particolare italiani e fiamminghi. Nel 1626 era riuscito a convincere a trasferirsi a Londra il pittore italiano Orazio Gentileschi, che fu nominato pittore di corte e che si dedicò, tra le altre cose, alla decorazione della Casa delle Delizie, residenza della regina Enrichetta Maria presso la città di Greenwich. Pochi anni dopo, nel 1638 riuscì a far approdare in Inghilterra anche la figlia di Orazio, Artemisia Gentileschi di cui conservò un celebre dipinto, l'Autoritratto in veste di Pittura. Alla corte del re avevano lavorato anche altri celebri artisti, come i fiamminghi Rubens e Daniel Mytens.
I rapporti tra van Dyck e Carlo I erano inziati nel 1629, quando il sovrano aveva acquistato il dipinto Rinaldo e Armida (conservato ora a Baltimora), tramite l'intervento del suo intermediario Endymion Porter, che si era fatto ritrarre assieme a van Dyck qualche anno prima. Il quadro riprendeva l'episodio narrato da Torquato Tasso nella sua Gerusalemme liberata. Nello stesso anno, l'artista si era occupato anche dei ritratti del Principe di Orange Federico Enrico, della moglie e del figlio, Guglielmo II, ritratto assieme alla figlia di Carlo I, Maria Stuart, sua futura sposa. Nel marzo 1632 van Dyck decise di trasferirsi stabilmente in Inghilterra. Dopo pochi mesi dall'arrivo a Londra, venne riconosciuto come pittore ufficile di corte. Carlo I, che aveva già avuto la possibilità di ammirare la sua tecnica, donò al pittore fiammingo un ricco appannaggio e lo mantenne a sue spese presso Blackfriars, lontano dall'influenza della Worshipful Company of Painter-Stainers, grande organizzazione di pittori londinese. Van Dyck mantenne lo stile di vita che in Italia non gli aveva dato grandi consensi, specilamente a Roma; di questo periodo londinese Bellori nella sua opera ci riferisce:
Carlo I con M. de St Antoine (1633)
Il re si compiaceva nell'andarlo a trovare nella sua residenza e si fece ritrarre numerose volte. Seguendo l'esempio del sovrano, anche la migliore nobiltà si recava presso van Dyck per commissionare dipinti e anche semplicemente per vederlo al lavoro. Quando giunse a Londra la fama della bravura di Gian Lorenzo Bernini, Carlo I volle che lo scultore gli scolpisse un busto. Ma siccome Bernini non si muoveva mai dall'Italia (solo Luigi XIV riuscì a convinverlo ad andare a Parigi), il re ordinò a van Dyck un triplo ritratto da inviare a Roma, cosicché Bernini potesse scolpire il busto del re come se lo avesse avuto davanti. Il busto fu realizzato nel 1636, ma andò probabilmente distrutto a causa dell'incendio che colpì Palazzo di Whitehall nel 1698.
Il 5 luglio 1632 il re decise di premiare van Dyck nominandolo membro dell'Ordine del Bagno e nel 1633 lo elesse Pittore del Re. I ritratti a carattere religioso ed anche quelli di ispirazione mitologica sono piuttosto rari in questi anni.
Tornato da un viaggio in Francia, van Dyck morì nel 1641 per i fumi delle vernici e venne sepolto nella Cattedrale di San Paolo. La tomba andò perduta con la distruzione della Cattedrale stessa durante il Grande incendio di Londra del 1666.
Influenza
Van Dyck ebbe una grande influenza sui ritrattisti inglesi. Per questo motivo alcuni studiosi lo chiamano il fondatore della scuola inglese di pittura.
Nei paesi di lingua inglese è conosciuto come Anthony van Dyck o Van Dyke (per un'imitazione approssimativa della pronuncia fiamminga del suo cognome: van dèik).
Parte della notorietà di cui gode Van Dyck è dovuta anche a molti suoi ritratti di persone che portavano un corto pizzetto a punta: è per questo motivo che tale tipo di barba prese il suo nome, vandyke (almeno nei paesi di lingua inglese).
Durante il regno di Giorgio III era popolare un costume da cavaliere chiamato Van Dyke; il Ragazzo Blu di Thomas Gainsborough veste appunto un Van Dyke.
Galleria
Periodo Olandese e Italiano
Periodo Inglese
Opere
La famiglia Lomellini
Ritratto di Elena Cattaneo
Ritratto del cardinale Guido Bentivoglio
Ritratto di Carlo I con M. de Saint-Antonie suo maestro di equitazione
Triplo ritratto di Carlo I
Ritratto di Carlo I a cavallo
Ritratto di Lord John e Lord Bernard Stuart
Ritratto di Carlo I a caccia
Ritratto della regina Enrichetta Maria con il suo nano Sir Jeffrey Hudson
Ritratto di Gastone d'Orléans
Musei e Gallerie
Numerosi sono i musei che ospitano quadri eseguiti da van Dyck.
Museo dell'Ermitage di San Pietroburgo
National Gallery di Washington
Gemäldegalerie di Dresda
Frick Collection di New York
Alte Pinakothek di Monaco
Jean Paul Getty Museum di Los Angeles
Gemäldegalerie di Berlino
Pinacoteca capitolina di Roma
Palazzo Pitti di Firenze
National Gallery di Londra
Museo del Prado di Madrid
Musées royaux des Beaux-Arts de Belgique di Bruxelles
Museo del Louvre di Parigi
British Museum di Londra
Museum of Art di Baltimora
Galleria di Palazzo Rosso di Genova
Buckingham Palace di Londra
Kunsthistorisches Museum di Vienna
Bibliografia
Gian Pietro Bellori, Vite de' pittori, scultori e architecti moderni, Einaudi
Dieder Bodart, Van Dyck, Art Dossier, Giunti Firenze, 1997
F. Castria Marchetti, R. Giorgi e S. Zuffi, Il Barocco, Mondadori, 2004
Altri progetti
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